Dín dón campanón - Il nuovo libro realizzato dal Museo di Pianoro

Museo di Arti e di Mestieri di Pianoro , Associazione Territorio e Civiltà dei Mestieri

Da Aprile, 2018 - Avviso

Da Aprile 2018 presso il Museo di Arti e Mestieri  e le edicole di Pianoro
è possibile trovare

Din don campanon - Copertina libro“Dín dón campanón” - Il nuovo libro del Museo di Pianoro

Piccola antologia di rime dialettali (alcune inedite) con traduzione in italiano e CD allegato, nata dalla collaborazione del Museo con classi di scuola primaria e secondaria del comune di Pianoro e con anziani residenti nelle valli del Savena, dello Zena e del Sambro. Il libro è pubblicato dal Gruppo di Studi “Savena Setta Sambro”, col contributo dell’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna conquistato con la partecipazione vincente al bando IBC 2017 per la valorizzazione e diffusione del dialetto (Progetto “Dín dón campanón – Rime del quotidiano raccolte per la lettura e l’ascolto”) 

«È l’insolito titolo (criptico?) del libro che corona il pluriennale impegno culturale del Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini” di Pianoro. Per iniziativa della sua direttrice Maurizia Lazzarini il Museo ha infatti partecipato, vincendo, al concorso per la salvaguardia e la valorizzazione dei dialetti bandito dall’IBC dell’Emilia Romagna. Il finanziamento ottenuto ha consentito la ricerca e la pubblicazione del materiale orale rinvenuto.

Il libro – appunto una raccolta di espressioni dialettali nata dalla collaborazione con classi di scuola primaria e secondaria del comune di Pianoro e con informatori residenti nelle valli del Savena, dello Zena e del Sambro – non intende promuovere una inattuale rinascita del dialetto, vuole piuttosto consegnare alle nuove generazioni un patrimonio linguistico che testimonia ed esprime la secolare cultura contadina delle nostre vallate. Più precisamente propone filastrocche, ninne nanne, “zirudelle”, proverbi recitati in un territorio linguisticamente composito. Perché – come sottolinea nella prefazione il coautore Adriano Simoncini – vi è una avvertibile diversità fra i dialetti di San Benedetto Val di Sambro e Monzuno rispetto agli altri, più bolognesi, di Pianoro, Loiano e Monghidoro, i comuni dai cui abitanti sono stati ascoltati nel tempo i detti presentati.

Nella citata prefazione, cui rimandiamo, può leggersi come li si sono diversificati nei caratteri di stampa per la comprensione del lettore e come sono state risolte le difficoltà di trascrizione dei suoni propri del dialetto non presenti nella lingua italiana e nel suo alfabeto. Intendiamo invece soffermarci sul titolo Dín dón campanón, insolito, ma esplicito perché onomatopeico. Riproduce infatti il suono delle campane, la distinguibile voce – da borgo a borgo – del proprio campanile, vantato e indimenticato simbolo del paese natio.

I lettori anziani certo si commuoveranno nel riascoltare – perché certo le leggeranno ad alta voce a incantati nipotini – le rime del loro tempo. Ma anche i più giovani della montagna e della collina (e non solo) se prima leggeranno la traduzione italiana, e lo consigliamo, comprenderanno: quelle rime infatti raccontano anche la loro storia. Il dischetto allegato al libro, e che recita in dialetto tutti i contenuti, li introdurrà in un mondo che era anche il loro.

Da ultimo una sottolineatura per i disegni dei ragazzi: coinvolgenti. Sia quelli fiabeschi dei piccoli della scuola primaria, che gli altri tecnicamente perfetti dei grandi della secondaria. A completamento, le immagini “vere” di Mauro Bacci, fotografo ormai consacrato della nostra cultura contadina, continuano a realisticamente documentare il racconto scritto. (a.s.)»


Maurizia Lazzarini-Adriano Simoncini, Dín d%u1F79n campan%u1F79n, Gruppo di Studi Savena Setta Sambro, 2018

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Breve presentazione del progetto “Dín dón campanón”
Progetto vincitore del Bando in materia di salvaguardia e valorizzazione dei Dialetti, promosso dall’IBC della Regione Emilia Romagna

Aveva ragione il grande poeta romagnolo Raffaello Baldini: variando leggermente una sua frase famosa, “certe cose succedevano solo in dialetto”: eh sì, perché la quotidianità delle passate generazioni, vissute tra l’altro senza gli agi della contemporaneità, era fatta di pochi eventi, di piccole cose, e poi fluiva in una lingua altra rispetto all’italiano. Il dialetto del proprio paese, a volte solo del proprio quartiere, era non solo il codice comunicativo della piccola comunità, ma anche lo sfondo sonoro di tutto quanto si diceva e si faceva. Il ritmo e la pronuncia variavano di luogo in luogo, secondo quasi impercettibili ma progressive gradazioni. Sin da piccoli, naturalmente, si cresceva immersi dentro questa malia di suoni e parole che non rimandavano a concetti o cose, ma erano quei concetti, quelle cose.

Proprio per frenare l’avanzata dell’oblio che copre d’ombra tradizioni e cadenze, abbiamo cercato di coinvolgere tre classi di elementari e una di medie avvicinandole al dialetto delle nostre vallate. Le abbiamo infatti accompagnate in un percorso di ricerca, selezione e lettura di testi dedicati all’infanzia come cantilene, ninne nanne, filastrocche ecc. Questi documenti sono poi stati letti da loro e da dialettofoni, così che fosse possibile esercitarsi nella lettura e abituarsi a percepire eventuali discordanze tra una parlata e l’altra. Frutto del lavoro sono stati un libro e un DVD: il primo riporta i testi scelti, in versione originale dialettale e in traduzione italiana; il secondo raccoglie la registrazione della lettura di questi testi da parte di dialettofoni maturi ma anche delle giovani “leve”.

 

Per informazioni:

m@il: info@museodiartiemestieri.it

tel: 051 6529105 (Comune di Pianoro) - 051 776927 (Museo di Arti e Mestieri)


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